L'arte di Venezia e Murano, il primo brevetto




Murano, isola nella laguna veneziana, porta da anni la più longeva tradizione della lavorazione del vetro a partire dal 1369. il procedimento era particolarmente oneroso, pertanto lo specchio rimarrà ancora un oggetto per le persone più abbienti.
Il cristallo di Angelo Barorier creò un vetro cosi limpido, trasparente e incolore, che chiamo “cristallo”. Nel 1540 Vincenzo Redor brevettò un nuovo procedimento di lucidatura e spianatura del vetro, consentendo di ottenere lastre perfettamente piane e regolari.
Il mercato degli specchi crebbe sempre di più, intanto gli specchieri veneziani decisero di riunirsi in corporazioni e svilupparono nuove tecniche di lavorazione.
L’incisione con la punta di diamante permetteva una maggior precisione portò ad un cambiamento funzione dello specchio: divenne oggetto di decoro e di fondamentale importanza era il ruolo della cornice.
Realizzata in legno, che poi veniva laccato o dorato, la cornice venica ricoperta di foglie e fiori di vetro, liste di specchio molate e altri tipi di decorazioni anche colorati ad olio.
Tutte le tecniche veneziane erano segrete, anche se nel periodo più fiorente altri stati cominciarono a copiare i segreti della produzione della Serenissima (Luigi XIV iniziò a reclutare maestri vetrai, con il compito di insegnare i segreti della loro arte ai maestri francesi).
Anche il ministro Jean-Baptiste Colbert chiamò artigiani muranesi per avviare una produzione francese di specchi veneziani sotto la corte del Re sole: Gerolamo Barbin, muranese, contribuì alla realizzazione della Galleria degli Specchi nella corte di Versailles.
In reazione a ciò, i maestri italiani redissero il Libro D’Oro, contenente tutti i nomi della nobiltà vetraria dell’isola, al fine di preservare le tecniche di lavorazione.


Fonti :AAV Barbini SRL




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