Gli specchi preindustriali tra l'epoca egizia e romana


IN EGITTO
La bellezza ed il senso estetico posseduti dagli antichi egizi sono strettamente correlati alla nascita dello specchio,: Nefertiti, regina di leggendaria bellezza, grazia e sensualità era sintomo di una cultura legata alla cura della persona.
La vita terrena, intesa come passaggio verso l’eternità, doveva essere vissuta felicemente e avendo massima cura del corpo, che rappresentava il mezzo tramite il quale l’anima traghettava verso l’al di là.

L’Ankh, terminologia utilizzata per lo specchio, indicava anche la Vita, in quanto strumento in grado di riflettere i gesti quotidiani.
Vi erano poi quelli che celebravano il Sole, che normalmente erano di forma ovale o rotonda, in argento o bronzo finemente lavorato e lucidato, abbellito da incisioni sul retro e sul manico.


NELLA GRECIA ANTICA
Lo specchio, in antica Grecia non è più lo strumento di bellezza ma di sensualità e di divisione sociale. La donna, dotata solamente di uno sguardo incompleto che può rivolgere solo a sé stessa e alla casa, deve suscitare il desiderio erotico dell’uomo e lo specchio diventa il mezzo con cui riesce a controllare se stessa e la brutalità delle passioni femminili: ha questa doppia natura di complice e nemico della femminilità.

L’uomo non deve specchiarsi  altrimenti è considerato un “invertito” perdendo completamente la sua mascolinità: per non perdere la propria identità sessuale l’unico mezzo che ha l’uomo per specchiarsi è l’occhio altrui.
Un approfondimento dedicato al mito di Narciso è presente nel blog.

EPOCA ROMANA
Si hanno i primi spechi in vetro incolore unito a una foglia di piombo o stagno:annerendo il fondo di lastre in vetro con il piombo si rendeva il  vetro specchiante.
Per una matrona romana la toeletta era un’arte segreta: la cura personale era simbolo del suo status sociale. L’acconciatura, fondamentale, ogni donna gareggiava al fine di aumentare l’altezza e la visibilità.


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